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Le Termopili PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
lunedì 30 aprile 2007

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Sparta
UN pugno di trecento uomini,pronti a morire per difendere la libertà. Una battaglia che è storia, e mito..

Le Termopili: le porte di fuoco»

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Seconda guerra persiana, 480 a.C.
Il termine Termopili deriva dal greco Thermos =caldo e Pylai=porte. Porte calde , dunque; 
sembra che nei pressi vi scorressero sorgenti termali.
Le Termopili erano veramente le porte della Grecia, l’unica via agevole per giungere alla Grecia vera 
e propria dalla Tessaglia e passaggio obbligato per tutte le invasioni provenienti dal Nord.
Circa 4000 opliti agli ordini di Leonida, re di Sparta e comandante delle operazioni di terra vennero 
mandati alla difesa del passo.
Gli Spartani avevano mandato un contingente di soli 300 uomini, del tutto insufficiente ad opporsi
 ai Persiani.
Per prima cosa gli Spartani e i loro alleati ricostruirono il vecchio muro di difesa al passo, caduto
 in rovina, e attesero l’arrivo dell’esercito nemico.
Leonida, rendendosi conto che il destino dei soldati era segnato, mandò via gran parte
 delle truppe. I soldati di Tespi non vollero abbandonare la posizione.
Serse mandò un esploratore a cavallo , per vedere cosa facessero i soldati greci: e li trovò intenti 
a pettinarsi le chiome.
Quando costui riferì a Serse ciò che aveva visto, al gran Re ciò sembrò ridicolo: non capì, come afferma 
Erodoto, che "quegli uomini si preparavano a morire e ad uccidere con tutte le loro forze".
 
Serse lasciò passare quattro giorni, sperando inutilmente che i Greci fuggissero davanti all’enorme
 armata persiana. Poi mandò contro di loro i Medi.
Per tutto il giorno gli Spartani combatterono ferocemente nello stretto passo dove il numero non aveva
 significato e fecero strage dei persiani, che con le loro armature leggere e le lance corte non potevano
 nulla contro il pesante equipaggiamento oplita.  
Il giorno successivo Serse schierò in campo le sue truppe d’èlite, i diecimila Immortali comandati da 
Idarne che non ebbero maggior fortuna. I greci combattevano a turno, concedendosi un po’ di riposo.
Da quel massacro si accasciavano a terra sudati e sporchi di sangue, per poi rialzarsi e tornare a combattere.
Leonida e i suoi soldati resistevano già da tre giorni, quando intervenne un evento inaspettato.
Il Greco Efialte, un traditore, rivelò al Re l’esistenza di un sentiero che conduceva alle Termopili 
e consentiva di accerchiare il passo. Leonida , venuto a conoscenza del tradimento, fece tornare a casa 
gli alleati per risparmiarli in prospettiva delle future battaglie. Lui e i suoi spartani sarebbero rimasti per
 coprire la ritirata e morire sul posto , perché le leggi di Sparta non contemplavano la ritirata.
I Persiani marciarono tutta la notte; poi, in mattinata avanzarono verso il passo e si scontrarono con gli
  Spartani, che si scagliavano contro di loro con foga, sprezzanti del pericolo.
Quando i Persiani chiesero di consegnare le armi Leonida gridò: 
Venite a prenderle!
Combatterono con le spade, avendo già le lance infrante.
Poi, distrutte anche le spade, con le mani e con i denti, finché non furono seppelliti da ogni parte 
dai Persiani, sotto una pioggia di frecce.Morì anche Leonida, e i suoi soldati a fatica riuscirono a 
proteggerne il corpo.
Sugli Spartani, sepolti qui dove caddero, venne collocata una iscrizione:
"Ospite, vai, e a Sparta tu reca l’annuncio , che qui, per obbedire alle leggi di lei, noi giacciamo"
Il sacrificio degli Spartani permise alla flotta greca, che al Capo Artemisio si era già scontrata con quella 
persiana, di ritirarsi a Salamina prima che fosse tagliata la via di fuga, e di riorganizzarsi per la 
battaglia navale imminente.
I Persiani dilagarono in Attica. Giunsero ad Atene e distrussero l’Acropoli e i suoi monumenti.
 
Ultimo aggiornamento ( giovedì 07 giugno 2007 )
 
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