“e” semitica
“e” etrusca
e” latina
Un recentissimo articolo di Donald H Taylor propone di lasciar perdere la “e” di e-learning .
Se la “e” è stata utile, ed utilizzata da tutti, è però ora di concentrarsi sul “learning”e basta. La tecnologia ha vinto, l’e-learning ha vinto. E’ ormai un fatto che la tecnologia sia inserita in ogni moderno approccio all’apprendimento. Ma quel che fanno le persone è semplicemente imparare , “learning”.
Mentre l’e-learning è diventato troppo spesso un sistema per vendere software…
E si spinge ad un paradosso : Gutemberg parlava forse di b-learning (dove b sta per “book”) ? o se impariamo da qualcuno che parla facciamo v(oice)-learning?
Per non parlare del figlio spurio dell’e-learning, l’e-learning 2.0, per il quale valgono,secondo Taylor, le stesse osservazioni.
Mi ha anche colpito il riferimento a coloro che nutrono resistenze nei confronti della tecnologia - e tra gli insegnanti italiani temo ce ne siano molti..- Nell’apprendimento le emozioni possono essere catalizzatori o inibitori”,e se non vi piace la tecnologia, sicuramente sarete inibiti da quella “e”.
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Questioni di terminologia. Forse.
D’altra parte la tecnologia resta sempre un mezzo, e un mezzo di secondo livello. Al primo livello c’è la didattica, , il learning e il teaching, e le persone sono il fine.
Nell’insegnamento oggi, specie se “technology enhanced” sono sempre più convinta che ciò che conta di più sono le competenze, sulle cose e sul modo di insegnarle, e soprattutto la creatività, per costruire proposte valide.
E’ ancora utile oggi fabbricare impeccabili learning object, perfettamente impacchettati come una mummia,o corsi rigidamente strutturati? Io ,come adulta, non li studierei, più, a meno che non fossi obbligata, come obbedientemente facevo al liceo con i libri e quant’altro .Ma i miei studenti sembrano aver già perso questo sacro senso del dovere…
Questo , però , è il pensiero di chi, lavorando con più piattaforme e software , sperimentando diversi modi di fare e-learning nelle proprie discipline e formando colleghi o futuri tali, sta arrivando a un concetto più “anarchico” e meno strutturato di apprendimento. Un percorso di errori e riflessioni,videolezioni e costruttivismo, e ,lo confesso, anche divertente.
Ma gran parte degli insegnanti italiani ancora entra in classe , si siede alla cattedra , apre il libro, o si bea al suono della propria voce. Vuole fare aggiornamento sui contenuti e inorridisce al pensero di affrontare temi come gli stili cognitivi o il costruttivismo .Non parliamo di tecnologie..
Forse quella “e” a noi serve ancora?
