Archive for the 'Didattica e tecnologia' Category

Ago 02 2007

Due per chi?

Published by admin under Didattica e tecnologia

Il video non è nuovo (febbraio-marzo 2007) ma è molto efficace ed originale.
D’altra parte che vi dovete aspettare da una bradipo-blogger?
E’ che in questi gioni sto riflettendo, anche a scopo professionale, sul web 2.0…

Sul web 2.0 si dice molto, a partire dalla definizione data da Tim O’ Reilly, utilissima da leggere ed esistente anche in traduzione italiana
Rivoluzione?
Evoluzione?
Tecnologia o cultura?Un modo di fare o di essere?
Certo è che sono strumenti per condividere, comunicare,connettersi.
Non sono nati per la didattica, ma possono essere usati anche per insegnare. Non che la cosa sia così semplice ed immediata: credo sia necessaria una buona dose di esperienza sia nell’insegnare sia nel caro, vecchio web 1 nonchè nell’elearning per trovare idee e soluzioni efficaci. Ma penso ci si debba provare. L’autore del video, Michael Wesch, dice una cosa molto interessante: che gli strumenti del web 2.0 sono più flessibili, e il bello è riflettere e provare ad utilizzarli per scopi diversi da quelli per cui sono nati.
E’, come dire, un’altra conferma della backdoor theory.Strumenti che la nuova generazione usa, o sta incominciando ad usare (in Italia), e che possono diventare veicolo di conoscenza e apprendimento significativo. Passando, per l’appunto, dalla porta di servizio…

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Lug 15 2007

La quinta lettera dell’alfabeto

Published by admin under Didattica e tecnologia

e semitica “e” semitica
e etrusca“e” etrusca
e latinae” latina

Un recentissimo articolo di Donald H Taylor propone di lasciar perdere la “e” di e-learning .

Se la “e” è stata utile, ed utilizzata da tutti, è però ora di concentrarsi sul “learning”e basta. La tecnologia ha vinto, l’e-learning ha vinto. E’ ormai un fatto che la tecnologia sia inserita in ogni moderno approccio all’apprendimento. Ma quel che fanno le persone è semplicemente imparare , “learning”.
Mentre l’e-learning è diventato troppo spesso un sistema per vendere software…
E si spinge ad un paradosso : Gutemberg parlava forse di b-learning (dove b sta per “book”) ? o se impariamo da qualcuno che parla facciamo v(oice)-learning?
Per non parlare del figlio spurio dell’e-learning, l’e-learning 2.0, per il quale valgono,secondo Taylor, le stesse osservazioni.
Mi ha anche colpito il riferimento a coloro che nutrono resistenze nei confronti della tecnologia - e tra gli insegnanti italiani temo ce ne siano molti..- Nell’apprendimento le emozioni possono essere catalizzatori o inibitori”,e se non vi piace la tecnologia, sicuramente sarete inibiti da quella “e”.

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Questioni di terminologia. Forse.
D’altra parte la tecnologia resta sempre un mezzo, e un mezzo di secondo livello. Al primo livello c’è la didattica, , il learning e il teaching, e le persone sono il fine.
Nell’insegnamento oggi, specie se “technology enhanced” sono sempre più convinta che ciò che conta di più sono le competenze, sulle cose e sul modo di insegnarle, e soprattutto la creatività, per costruire proposte valide.
E’ ancora utile oggi fabbricare impeccabili learning object, perfettamente impacchettati come una mummia,o corsi rigidamente strutturati? Io ,come adulta, non li studierei, più, a meno che non fossi obbligata, come obbedientemente facevo al liceo con i libri e quant’altro .Ma i miei studenti sembrano aver già perso questo sacro senso del dovere…

Questo , però , è il pensiero di chi, lavorando con più piattaforme e software , sperimentando diversi modi di fare e-learning nelle proprie discipline e formando colleghi o futuri tali, sta arrivando a un concetto più “anarchico” e meno strutturato di apprendimento. Un percorso di errori e riflessioni,videolezioni e costruttivismo, e ,lo confesso, anche divertente.
Ma gran parte degli insegnanti italiani ancora entra in classe , si siede alla cattedra , apre il libro, o si bea al suono della propria voce. Vuole fare aggiornamento sui contenuti e inorridisce al pensero di affrontare temi come gli stili cognitivi o il costruttivismo .Non parliamo di tecnologie..
Forse quella “e” a noi serve ancora?e semitica

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