Lug 04 2007

Mito e religione

Published by admin

PAURA DEI FULMINI?

Io ho paura dei fulmini. Quando viene un temporale, mi raggomitolo nell’angolo più nascosto della casa. E se sono fuori casa cerco di mettere in pratica ogni regola che conosco per evitare pericoli, e mi ripeto che i
fulmini sono fenomeni naturali spiegabili scientificamente; scariche che avvengono quando in una regione dell’atmosfera si raggiunge una differenza di potenziale elettrico , come durante i temporali.

Ma se fossi vissuta in epoca antica, la mia paura sarebbe stata ancora più grande…
Fin dai tempi più remoti l’uomo ha cercato di esorcizzare e superare quanto nella natura è strano o pauroso, facendo ricorso a figure divine che potessero costituire la spiegazione di ciò che era inspiegabile.
Insomma, la religione è nata insieme all’uomo…
Così le prime divinità furono personificazioni di elementi naturali: la terra, il cielo, i fenomeni atmosferici; e la sensazione che si provava davanti a queste manifestazioni del divino era soprattutto paura.
La religione greca, invece, come appare dai poemi omerici, ha già superato questa fase.
Manca il senso del pauroso.
La sensazione che l’uomo greco prova davanti al divino non è spavento, né terrore, ma neppure devozione o amore, come in età cristiana.
L’apparizione della divinità in Omero suscita stupore, meraviglia, ammirazione, perché è espressione di bellezza, di quella armonia che regnava nel mondo, il cosmos, concepito dai Greci come ordinato e pieno di senso. Gli dei generano armonia tra i contrari; le disarmonie trovano composizione nella luminosa e serena presenza degli dei dell’Olimpo.
E così questa ammirazione per esseri sereni e perfetti genera nell’uomo greco la spinta all’imitazione, la necessità di agire, di muoversi verso questa perfezione con l’intelligenza.
Ecco perché la religione greca non è un ostacolo allo sviluppo della razionalità, anzi: è proprio questa concezione del divino che ha favorito la nascita dell’arte della filosofia, della scienza.
Il filosofo Talete di Mileto, seppur in grado di prevedere con scientifica esattezza le eclissi solari, affermava che “tutto è pieno di dei”, a dimostrazione del fatto che una spiegazione razionale di fenomeni naturali non gli impediva di vedere in essi il divino, inteso come potenza cosmica.
Non dimentichiamo anche che Apollo stesso, spesso definito il più greco tra gli dei, è il dio che nel santuario di Delfi invita all’autocoscienza, al “conosci te stesso” che era scritto sul frontone del tempio.
Per la verità, col passare del tempo l’ideologia greca comincia ad offrire una visione concorrente e contrastante rispetto a quella religiosa: la scoperta dell’interiorità, della spiritualità, l’evoluzione stessa della filosofia minano la pienezza di vita degli dei e la sottopongono a critica razionale.Ma la forza e la suggestione di un mondo di perfezione e armonia non muore: sopravvive, ed influenzerà l’arte e la letteratura occidentale per molto tempo. Rifiorirà nel Rinascimento e nel Settecento, e ancor oggi rappresenta una idea di perfezione estetica , l’idea di una civiltà che amava intensamente la bellezza.

E’ quello che tutti proviamo davanti alla Venere di Milo…

LA RELIGIONE OLIMPICA

La religione greca è priva di molti elementi tipici delle religioni monoteistiche.
In particolare mancano forme di rivelazione, dogmi (cioè verità di fede), figure di profeti o messia, ed anche una casta sacerdotale ed un testo sacro (come la Bibbia, i Vangeli, o il Corano).
La fede negli dei dell’Olimpo , dunque, non si fondava su elementi come questi, ma sul nomos, cioè su convenzioni e consuetudini.
Gli dei erano noti attraverso i miti, trasmessi come favole e poi interpretati dai poeti, che dunque svolgevano un ruolo fondamentale.
Il singolo non aveva un rapporto personale col divino: quella greca era una religione pubblica, che si realizzava essenzialmente nel culto, nei riti, nei sacrifici, nelle celebrazioni promosse dalla polis.
Non esisteva nemmeno un concetto di peccato simile a quello cristiano. Le uniche colpe verso gli dei, se così le vogliamo chiamare, erano l’empietà, una offesa alle cose sacre, il non compiere sacrifici e riti stabiliti, e la Hybris, cioè la tracotanza, la violazione dei limiti imposti dalla natura all’essere umano. Allora gli dei punivano l’uomo mandando sciagure e tormenti.

Il modo di rappresentare gli dei in Grecia è cambiato nel corso del tempo.
Nell’Iliade di Omero alcuni attributi degli dei conservano tracce di una rappresentazione totemica (divinità come personificazione di animali o di fenomeni naturali) .
Era veniva definita boopis , cioè occhi bovini; Atena glaucopis, occhi di civetta; Posidone scuotitor della terra; Zeus vasto fragore.
Ma in Omero gli dei sono già antropomorfi, cioè hanno sembianze e caratteristiche umane. Ciò che realmente li distingue dagli esseri umani è l’immortalità.
• Sono grandi, belli, splendenti; vivono sull’Olimpo (un monte della Tessaglia), in magnifici palazzi e conducono una vita felice; non mangiano carne né bevono vino, ma ambrosia e nettare. Nelle loro vene non scorre sangue, simbolo di vita ma anche di morte, ma un liquido chiamato icore.
• Sono davvero simili agli uomini, perché vivono amori, rabbie, gelosie, vendette esattamente come gli esseri umani. Sono vicini ai mortali, cui inviano continui messaggi attraverso segni, prodigi, sogni.
• Non suscitano nell’uomo terrore o smarrimento, quanto piuttosto stupore e ammirazione. Essi non sono perfetti nei comportamenti ; quindi non costituiscono per l’uomo un modello etico
• Anche gli dei dipendono da una forza più grande di loro: la Moira.
La Moira è il destino, cioè una forza cosmica che assegna a ciascuno una parte immutabile e che governa la condizione umana. Anche Zeus, nell’Iliade, afferma di non avere alcun potere su di essa.


I MAGNIFICI DODICI

Le divinità dell’Olimpo non solo avevano figura umana, ma ciascuna era dotata di una propria personalità, un carattere, una storia, raccontata in un numero sterminato di miti.
Ad Omero e al poeta Esiodo si fa risalire una sistemazione e una disposizione ordinata dei numerosi racconti che, con varianti locali, erano presenti in tutte le regioni della Grecia. Altre storie ancora si trovano nei poeti tragici e in altri autori anche dissacranti, come Luciano di Samosata.
Ed ora…andiamo a fare un giretto sull’Olimpo!
E’ una montagna alta, con la cima sempre invisibile. Perché è sempre circondata di nuvole… o perché ci vivono gli dei??
Ecco i veri, unici, mitici dodici…
1. Zeus , re di tutti gli dei. Con lui iniziò il primato delle divinità celesti sulle divinità ctonie (della terra). Dio del cielo.
2. Hera, sua moglie-sorella, protettrice del matrimonio
3. Poseidone, fratello di Zeus, dio del mare e delle tempeste. Col tridente provocava terremoti.
4.Atena, figlia prediletta di Zeus. Dea della sapienza e della forza guerriera.
5. Apollo, figlio di Zeus, aveva il dono della sapienza ; era dio di armonia, bellezza, delle arti e del canto
6. Dioniso, dio del vino e dell’ebbrezza, del rapporto immediato con la natura.
7. Afrodite, dea del desiderio, dell’amore, della bellezza e madre di Eros, che con le sue frecce dorate suscitava l’innamoramento.
8. Artemide, dea vergine e cacciatrice.
9. Ares, dio della guerra
10. Ermes, il messaggero degli dei; dio dei commerci e della comunicazione… e anche dio dei ladri….
11. Efesto, il fabbro degli dei, brutto e deforme. Viveva nel vulcano dove aveva la sua officina.
12. Demetra, dea delle messi, della fertilità e dei cicli della vegetazione, sorella e sposa di Zeus

LE RELIGIONI MISTERICHE

Gli dei dell’Olimpo, così perfetti, luminosi e razionali, hanno consentito lo sviluppo della filosofia, della scienza, della letteratura e dell’arte, contribuendo a creare quella idea di armonia e bellezza che tutti riconosciamo al mondo greco. Sicuramente, però, la religione tradizionale non spiegava le zone d’ombra, di irrazionalità , di istinto pur presenti nell’uomo d’ ogni tempo, non risolveva il bisogno di un rapporto più diretto e personale col divino, né rispondeva alle domande più angosciose dell’esistenza: con la morte finisce tutto? L’anima sopravvive alla fine del corpo? Qual è il destino dell’essere umano?
E allora?
Che questi bisogni fossero reali, allora come oggi, lo vediamo nella presenza di forme religiose per così dire parallele alla religione tradizionale: i culti misterici .
Il termine deriva essenzialmente dalla segretezza che li caratterizzava. I culti misterici principali sono quelli in onore di Dioniso (il dionisismo e l’orfismo) e i misteri eleusini, in onore della dea Demetra.
I culti misterici presentano caratteri comuni:
1. trattano tutti un tema di fondo, quello della morte e resurrezione/reincarnazione, narrato attraverso la vicenda mitica di una divinità che muore e rinasce sotto varia forma.
2. le divinità onorate sono divinità ctonie, cioè della terra, legate a una concezione più primitiva del divino e connesse alla vegetazione, all’agricoltura, ai cicli stagionali della natura ritenuti simbolici del ciclo morte/rinascita. (Demetra, dea delle messi; Dioniso dio degli alberi, dei frutti, della vite)
3. I riti sono per iniziati, cioè riservati a gruppi ristretti che spesso devono superare prove faticose e dolorose per accedere alle verità dei misteri.
4. I riti si svolgono nel segreto; spesso non vi sono nemmeno luoghi specifici destinati al culto

 
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3 Responses to “Mito e religione”

  1. FlBikeron 31 Mar 2008 at 12:50

    Fortunately it amuses as before…………….

  2. rbk87on 06 Apr 2008 at 21:45

    When people are saying something, that you don’t like, don’t argue with them, just stop paying attention

  3. cheesemaniacon 09 Apr 2008 at 12:47

    The only thing I figured out, is that you will have a headache after reading this unreal stuff. Nothing interesting!

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